Vaiolo delle scimmie trovato sulle superfici, cosa succederà adesso

Vaiolo delle scimmie trovato sulle superfici, cosa succederà adesso. La ricerca allarma: ci si può contagiare? 

Anche in Italia è scoppiato l’allarme per il vaiolo delle scimmie. Questa patologia è data da un’infezione virale trasmessa dagli animali all’uomo (da qui il nome) causata dal virus monkeypox. Si è inizialmente diffusa in alcune zone dell’africa, ma negli ultimi mesi si è diffusa anche nel nostro paese. I sintomi comprendono febbre alta, eruzioni cutanee, mal di testa, e nei casi peggiori può portare anche alla morte. Il contagio del virus  da persona a persona avviene tramite contatto stretto con persona infetta, in caso di rapporti intimi ma anche semplicemente di contatto pelle a pelle.

Vaiolo delle scimmie trovato sulle superfici, cosa succederà adesso 23082022 Nonsapeviche

Queste però potrebbero non essere le uniche modalità di contagio. Si sta infatti continuando a studiare il virus per riuscire a contrastarlo in modo sempre più adeguato. Dalle ricerche è emerso un nuovo dato che sta allarmando le istituzioni.

Vaiolo delle scimmie, virus anche sulle superfici: è contagioso?

Vaiolo delle scimmie trovato sulle superfici, cosa succederà adesso 23082022 Nonsapeviche

Secondo le ultime informazioni  provenienti dalla ricerca svolta da ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani e dal dipartimento della salute dello Utah (UDHHS) infatti anche il vaiolo delle scimmie, come il covid, può depositarsi e rimanere nelle superfici. Nelle stanze dei pazienti infetti sono state infatti trovate tracce nel virus.

I ricercatori hanno rilevato materiale genetico su ventuno superfici di diversi tipi. Da superfici porose, come i tessuti, alle maniglie. Questo nonostante i pazienti si lavassero regolarmente, pulissero gli ambienti regolarmente, curassero l’igiene personale e lavassero le mani più volte al giorno.

Non si sa ancora, però, se il virus presente nelle superfici è in grado di contagiare una persona e di contribuire alla diffusione della malattia. Il team ha provato a dare una risposta provando a coltivare il virus in laboratorio, ma non ha avuto successo. Questo potrebbe significare una minore vitalità e contagiosità del virus. Con il tempo e lontano dall’organismo umano insomma il virus avrebbe meno capacità di infettare e sarebbe dunque meno pericoloso. Questo, se confermato, sarebbe sicuramente una buona notizia, ma i dati non sono ancora sufficienti per scongiurare del tutto l’ipotesi che anche le particelle di virus presenti sulle superfici possano concorrere ad infettare le persone e a diffondere la malattia con i pericoli che ne conseguono.