Reddito di Cittadinanza a rischio per chi dice no a questi soggetti

Nuova stretta sul Reddito di Cittadinanza, approvata la manovra secondo la quale le nuove modifiche al sussidio e i casi in cui questo viene sospeso all’assegnatario.

Sono stati numerosi sussidi previsti dal Governo per aiutare gli italiani nel sostenere le varie spese quotidiane, e anche nel mantenimento delle loro famiglie. Ad aprire la strada ai vari sussidi è stato proprio il Reddito di Cittadinanza, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle dopo esser arrivato al Governo nel 2019.

Reddito di Cittadinanza a rischio - NonSapeviChe

Da diversi anni il sussidio in questione ha permesso a numerose persone di condurre una vita dignitosa, ma allo stesso tempo sono state messe in atto anche numerose truffe sventate dai militari delle fiamme gialle. Sulla base di tale motivazione arriva anche la nuova stretta sul Reddito di Cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza a rischio

Nel corso degli anni, dunque, il Reddito di Cittadinanza ha avviato una fitta rete di contatti tra Comuni, aziende e persone assegnatarie. Coloro che percepiscono il sussidio disciplinato dal Decreto Aiuti, dunque, ha a sua disposizione ben tre rifiuti di collocazione lavorativa, i quali possono arrivare da un ente pubblico ma anche privato.

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Un primo momento, però, le richiese dai privati avevano una valenza diversa e il ‘no’ allo stesso tempo veniva quasi valutato in modo diverso… adesso, però, non sarà più così e i soggetti titolari di Reddito di Cittadinanza dovranno prestare moltissima attenzione ai rifiuti delle proposte di lavoro che riceveranno.

Quando si perde il Reddito di Cittadinanza?

In questi ultimi giorni, dunque, sono state approvate le nuove modalità secondo le quali è possibile perdere in via definitiva il Reddito di Cittadinanza. I datori privati che hanno firmato il Patto per il lavoro potranno farsi avanti in modo diretto all’assegnatario del sussidio economico in attesa di lavoro, il quale a sua volta sarà costretto ad accettare almeno una proposta su tre.

Il datore di lavoro privato dovrà poi comunicare il ‘no’ ricevuto, quindi, al terzo rifiuto scatta la sospensione del Reddito di Cittadinanza.

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A commentare l’importante risultato ricevuto è stato Paolo Zangrillo di Forza Italia: “Una norma molto semplice che risolve due problemi: rispondere all’attuale carenza di forza lavoro in diversi settori e smascherare finalmente chi vuole solo un sussidio e non il lavoro. Il dato politico rilevante del voto – aggiunge – è che l’inefficienza del reddito di cittadinanza è stata ufficializzata con un voto ampiamente maggioritario del Parlamento che rappresenta finalmente una svolta della quale ci auguriamo possa prendere atto anche il Movimento 5 Stelle”.