La notizia che allarma il mondo in queste ore riguarda il rincaro notevole di beni di prima necessità come frumento, grano e mais motivo per il quale è determinante capire se per i cittadini dell’unione europea è il caso di fare delle scorte personali oppure no.

Il mondo sta per chiudere una settimana segnata dalla paura e dalla incredulità, proprio quando la pandemia da Covid-19 sembrava fornire uno spazio di ripresa ecco che la guerra in Ucraina apre un nuovo scenario… forse il peggiore di sempre, con la paura di una possibile terza guerra mondiale che pesa come una spada di Damocle sulla testa dei cittadini.

Aumento grano frumento mais guerra - NonSapeviChe

Una settimana dopo i primi bombardamenti a Kiev le conseguenze arrivano anche sulla Borsa, titoli schizzati alle stelle e margini negativi per gli investitori ma questo, a quanto pare, sembra essere solo l’inizio di qualcosa di molto più grave.

I prezzi schizzano alle stelle… ecco cosa tocca il rincaro

Nel corso delle ultime settimane, in diverse occasioni, abbiamo avuto modo di commentare il rincaro delle bollette luce e gas che ha inevitabilmente causato dei disagi agli italiani e non solo. L’avvio della guerra tra Russia e Ucraina ha favorito anche un nuovo scenario: ovvero un crollo delle quotazioni in Borsa.

Si tratta un crollo che, quindi, va a toccare anche le aziende produttrici di beni principali, motivo per il quale oggi la preoccupazione maggiore è quella relativa all’aumento del costo di frumento, del mais e anche del grano che hanno subito un rialzo del 5% con l’avvio ufficiale della guerra voluta dalla Russia contro l’Ucraina.

Basti pensare che dall’Ucraina in Italia arriva un quantitativo importante di grano tenero per la produzione di pane e biscotti, ovvero ben 107mila tonnellate di grano importate solo nel 2021; mentre dalla Russia alla nostra nazione ne arrivano solo 44mila tonnellate. Inoltre, l’Ucraina è considerato anche uno dei maggiori fornitori di mais per l’Italia, dopo l’Ungheria.

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Il nuovo allarme per il consumatore

A lanciare l’allarme del rincaro delle spese è stata proprio la Coldiretti che, da un’attenta analisi, ha parlato di un rischio di quasi 30milioni di euro per esportazioni di vino, cibo, olio ed altri prodotti similari.

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In particolar modo, a commentare il tutto ci ha pensato Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana che, come riportato da La Nazione, ha dichiarato: “C’è molta preoccupazione per l’escalation delle ultime ore per gli effetti su larga scala che questo conflitto rischia di scatenare sulla popolazione, sull’economia, sulla finanza e sul commercio. Il mercato russo è per il nostro sistema agroalimentare, e per molte aziende, un mercato interessante anche se non pienamente maturo proprio a causa dell’embargo dei prodotti alimentari che Putin ha voluto nel 2014 come risposta alle sanzioni dell’Unione Europea dopo l’annessione delle Crimea”. Il presidente Coldiretti Toscana ha concluso spiegando ulterilmente: “Senza le sanzioni Ue e l’embargo del presidente russo, che va a colpire proprio i beni alimentari, il mercato sarebbe cresciuto in maniera molto più consistente in questi anni rispetto a quello che è poi effettivamente accaduto”.