Una nuova scoperta: alla ricerca del cancro con un videogame, incredibile

Il mondo della scienza scende in campo con un video gioco che ha un ruolo importante nella ricerca dei tumori. Un progetto che unisce ricerca e cittadini, promettendo enormi massi avanti in questo ambito.

Nel corso degli anni il mondo della scienza ha abituato ad un rapporto ricercatore – cittadino ben diverso, come appunto dottore e paziente a confronto con varie realtà soprattutto in campo tumorale in attesa di una reale cura.

Videogioco tumore ricerca - NonSapeviChe
Videogioco tumore ricerca – NonSapeviChe

Il progetto Orion, nato da un gruppo di ricercatori del Centro nazionale di analisi genomica (Cnag-Crg) con sede a Barcellona, ha dato vita a un videogioco che si propone come mezzo di ricerca e comprensione dei tumori. Un progetto nato dalla collaborazione con l’azienda X-Lives, per la programmazione, e Jocs al segon, ovvero una società di gamification leader nel settore.

Cos’è Genigma?

Come abbiamo avuto modo di spiegare precedentemente, nel corso delle ultime settimane a conquistare la scena mondiale troviamo il videogioco che si presenta come uno strumento nella ricerca contro il cancro e che prende il nome di Genigma.

Lo scopo del videogame sarebbe quello di trovare quante più alterazioni genetiche da parte del giocatore. Un progetto, quindi, dalle ampie vedute che permette ai cittadini di avvicinarsi con un’ottica diversa alla scienza e anche all’informazione scientifica legata ai tumori.

Videogioco tumore ricerca - NonSapeviChe
Videogioco tumore ricerca – NonSapeviChe

La nascita di Genigma, inoltre, ha coinvolto studenti spagnoli e italiani grazie anche alla collaborazione nata con Fondazione Ant Italia Onlus. A spiegare l’ambizioso progetto, inoltre, è stato anche il biofisico del team di ricerca, Marco Di Stefano che alla stampa ha dichiarato che “traslato nel gioco, ciò significa che se abbiamo 15 pezzi sullo schermo che vanno da A a Q, la disposizione in ordine alfabetico è l’ordine che troviamo nel dna sano. Tuttavia nel cancro quest’ordine non è più così, perché per esempio la B è andata al posto della Q”.

A fare eco alle parole di Di Stefano, troviamo anche Elisabetta Broglio, facilitatrice di progetti di citizen science e responsabile della comunicazione in Genigma: “Non c’è una soluzione unica nel gioco, nel senso che noi non conosciamo la sequenza reale della linea tumorale che studiamo, perché nel cancro pezzi di dna sono scombussolati, tagliati, spostati, girati. Quindi noi offriamo al giocatore una sequenza da rimontare. I giocatori la montano nel modo più logico che trovano”.

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Qual è lo scopo del videogame

Genigma, quindi, fornirebbe un aiuto fondamentale agli scienziati e ricercatori nel trovare nuove possibile alterazioni genetiche che potrebbero dar vita ad una forma di tumore e, così, poterle analizzare da vicino anche in campo medico.

Non a caso, Elisabetta Broglio conclude piegando: “Certo, è magari plausibile che investendo nell’utilizzo di super computer si arrivi ad analizzare tutti i 20mila geni che cerchiamo, ma non avrai quelle sezioni creative e di valore che può darti la mente umana, perché il livello di complessità e qualità dei dati è più elevato di qualsiasi altro calcolo computazionale. E questo non ha prezzo”.

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Il punto di forza di Genigma fonderebbe le sue radici nel veder coinvolti gli utenti nell’aggiornamento costante che viene dato così ai risultati che questi hanno raggiunto nel gioco. Marco Di Stefano, infatti, circa il tema dell’interazione e le strategie di gioco spiega ulterilmente: “Parte di queste strategie erano a noi sconosciute. Ora che conosco alcune delle tattiche che hanno determinato i punteggi più elevati, potrei provare ad allenare l’intelligenza artificiale per creare nuovi algoritmi. Questo per me è già parte della scoperta”.