Essere affetti da Covid – 19 può compromettere la salute degli spermatozoi secondo le ultime ricerche scientifiche. Il virus è in grado di agire sulla loro motilità e sulla quantità in chi è guarito dai sintomi fino a tre mesi dopo.

[caption id="attachment_39592" align="alignnone" width="1280"]Covid e spermatozoi Covid e spermatozoi[/caption]

Secondo gli ultimi risultati della scienza, sembra che la fertilità maschile potrebbe essere compromessa dall’infezione da Covid. Ebbene, in chi si è ammalato ed è risultato sintomatico, l’attività dei propri spermatozoi può essere alterata fino a tre mesi dopo la guarigione.

Uno studio ha indagato la motilità e la quantità di spermatozoi in un gruppo di 120 pazienti con un’età media di 35 anni a seguito di infezione sintomatica da Sars-CoV-2.

Fertilità a rischio a causa del Covid, la ricerca

[caption id="attachment_39595" align="alignnone" width="740"]Ragazzo affetto da Covid Ragazzo affetto da Covid[/caption]

La ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Fertility and Sterility, ha stabilito che su un gruppo di 120 uomini ben 35 hanno avuto una riduzione del 60% nella motilità degli spermatozoi e del 37% di quantità anche dopo un mese dalla fine dei sintomi.

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La condizione di questi ragazzi, però, non sembra essere compromessa per sempre, poiché dallo studio risulta che la loro fertilità è a rischio solo nel periodo post guarigione: all’aumentare dei giorni, aumenta anche l’attività spermatica. Non è ancora chiaro quali siano gli impatti nel lungo periodo sulla fertilità, ma è un dato importante quello di considerare la guarigione dai sintomi come un momento particolarmente delicato per le coppie che hanno intenzione di avere figli.

Dai dati, infatti, sembra che i problemi possono protrarsi fino a tre mesi dalla guarigione, ma non è stabilito ancora se la ricerca si possa allargare a una popolazione maschile più ampia. Un’informazione altrettanto importante scaturita dalla ricerca sottolinea come non esistano differenze tra coloro che hanno superato la forma più grave dell’infezione e coloro che hanno avuto sintomi più blandi. I primi, insomma, non hanno subito una compromissione maggiore nonostante la malattia fosse più accentuata.

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Un altro aspetto su cui gli scienziati hanno indagato è la correlazione tra febbre alta e spermatozoi, poiché esistono spesso relazioni simili con i virus influenzali che tendono a danneggiare qualità e quantità del liquido seminale. Il motivo è nella risposta immunitaria all’agente patogeno: concentrazioni più elevate di anticorpi nel sangue dei pazienti comportano una ridotta funzione spermatica.