Squid Game è una serie di Netflix acclamata dalla critica: ma sapete che l’idea non è nuova? Ecco la verità svelata dall’autore.

Da un paio di settimane Squid Game è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico: stiamo parlando di una serie tv sudcoreana e prodotta dal colosso Netflix che sta registrando milioni di visioni. 

Questo contenuto, infatti, ci ha messo davvero pochissimo per diventare quello più visualizzato in ben 10 Paesi nel mondo. Tuttavia, questa serie di cui ormai tutti parlano non è per nulla nuova: la verità la svela lo stesso autore che parla anche del successo che nessuno si aspettava.

Ecco la storia di questa serie tv che ormai tutti abbiamo visto o di cui abbiamo almeno sentito parlare.

Squid Game, sapevi che la serie non è nuova? Ecco cosa racconta l’autore

Squid game

Quando Netflix ha deciso di produrre questa serie sudcoreana, nessuno si aspettava l’incredibile successo che ha registrato e che sta continuando ad ottenere. Lo stesso Hwang Dong-hyuk, autore e direttore di tutti gli episodi, ha impiegato tantissimo tempo per trovare qualcuno disposto a produrre la sua idea.


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La serie, infatti, è vecchia di quasi 10 anni: il tempo che l’autore ha impiegato per trovare un produttore che credesse nella sua idea.

Hwang sta lavorando a questa idea già dal lontano 2008: in un’intervista ha raccontato che l’idea gli venne mentre viveva con la madre e la nonna. Ad un certo punto, addirittura, dovette interrompere la scrittura perché ritrovatosi senza soldi dovette vendere il suo computer.

Di cosa parla: spiegata la trama

Hwang ha raccontato che ritiene la trama un’allegoria sulla società capitalistica moderna e che, addirittura, ci vollero mesi solo per scrivere i primi due episodi. La serie, infatti, comincia con un’idea piuttosto banale: quella di una sfilza di giochi per bambini che, però, sono mortali. 


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Fin dai primi minuti vengono mostrati frammenti della vita di Gi-hun, un uomo qualunque con una vita difficile segnata dagli innumerevoli debiti contratti. Diverse vicende, ad essi collegati, lo portano a firmare un contratto di rinuncia ai diritti fisici sul suo corpo e ad accettare di partecipare con altre persone a una serie di giochi.

Tali giochi, però, si rivelano mortali fin dal primo momento del trailer nonostante siano davvero elementari: ne troviamo alcuni come il celebre “un, due, tre, stella!” conosciuto anche dai bambini in Italia.

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