Attenzione agli integratori alimentari: ricerca mostra che non tutte le formulazioni sono uguali

Lo studio sul test della biosolubilità effettuato in Italia mette in luce i difetti di alcuni integratori. Non tutti sono uguali.

Gli integratori alimentari possono essere davvero importanti per la salute del nostro organismo. In caso non si riesca ad assimilare il giusto fabbisogno delle sostanze nutritive necessarie al corretto funzionamento dell’organismo e si sviluppi una carenza a determinati nutrienti gli integratori possono essere dei veri salvavita.

Attenzione agli integratori alimentari: ricerca mostra che non tutte le formulazioni sono uguali  29052022 Nonsapeviche

E’ particolarmente importante però valutare la qualità dei prodotti scelti. Molti infatti non raggiungono la biosolubilità necessaria alla assimilazione dall’organismo. Tramite un test dove l’integratore viene disgregato in un fluido acquoso portato su 30 prodotti diversi (tra cui multivitaminici, amminoacidi, oli essenziali e integratori a base di alghe)  è stato scoperto che il 50% dei campioni non ha superato il test, ovvero non disaggrega nei tempi corretti. Per superare il test infatti è necessario che almeno 16 unità su 18 siano disaggregare. Questo significa che non sempre gli integratori sono correttamente assimilati dall’organismo.

Il test della biosolubilità: cosa dice sugli integratori. Le parole dell’esperta

Attenzione agli integratori alimentari: ricerca mostra che non tutte le formulazioni sono uguali  29052022 Nonsapeviche

La dottoressa Fabiana Quaglia, che ha guidato lo studio italiano, ha chiarito al portale Great Italian Food Trade cosa significhi il risultato del test: ‘Desidero precisare che non esiste una diretta correlazione tra il saggio di disaggregazione e l’assorbimento delle sostanze attive che contengono” ha spiegato “Il test è piuttosto un modo agevole per tenere sotto controllo il processo produttivo a garanzia che la forma farmaceutica non ostacoli l’assorbimento degli attivi nell’organismo” ha chiarito.

La dottoressa ha raccontato di avere avvisato le aziende dei prodotti che non hanno superato il test: “Nel caso di prodotti che non erano conformi al saggio di disaggregazione, ho provveduto ad informare i distributori che a loro volta hanno sentito i fabbricanti chiedendo delucidazioni. In alcuni casi, i lotti di produzione sono stati fabbricati ex novo per rispondere alle specifiche. Qualcun altro si è affidato ad un laboratorio certificato per eseguire nuovamente i test. I risultati sono stati in linea con quanto avevo osservato nei miei laboratori. Qualche azienda, poi, ha sottolineato che non essendoci specifiche di disaggregazione obbligatorie per gli integratori, fosse loro facoltà modificare il tempo di disaggregazione della compressa”.

La dottoressa ha poi spiegato in che modo si possa migliorare l’assimilazione dell’integratore. ‘Tale aspetto non può essere generalizzato ma bisogna distinguere tra attivo e attivo. In funzione delle caratteristiche di solubilità, stabilità, lipofilia e capacità di permeare l’epitelio intestinale, ad esempio, è possibile ottimizzare l’assorbimento agendo sulla progettazione della forma farmaceutica. È questo il ruolo del tecnologo farmaceutico che svolge studi di preformulazione nell’industria farmaceutica”.