Zero calorie ok, ma non sempre fa bene! Dolcificanti: ecco perché non dovremmo farne un abuso

I dolcificanti vengono utilizzati per l’assenza di calorie al loro interno, eppure non sempre sono positivi per la salute. A dirlo gli ultimi studi sull’argomento usciti nell’ultimo mese.

Spesso lo preferiamo al comune zucchero per dolcificare bevande e alimenti proprio per il loro differente contenuto calorico. Allo stesso modo, però, i loro effetti sulla salute possono essere diversi e non sempre positivi. Ecco cosa dicono due studi sul tema pubblicati di recente.

Zucchero
Zucchero

Il primo studio in questione è stato pubblicato su Frontiers in Nutrition da un gruppo di ricercatori canadesi, per analizzare la correlazione tra l’assunzione di dolcificanti in gravidanza, soprattutto le tipologie stevia e aspartame, con la tendenza dei figli di queste donne all’obesità. Questo rapporto era già emerso da alcune ricerche precedenti, in questa gli studiosi hanno provato a comprendere la verità e la natura di questo legame tra i due fenomeni. Per farlo hanno adoperato due modelli animali a cui hanno somministrato diete differenti: a uno ricca di grassi e saccarosio assieme a uno dei due dolcificanti in esame, all’altro una a base di acqua. Ecco cosa è accaduto alle madri e ai loro figli.

Dolcificanti sintetici, cosa dicono le ricerche

[caption id="attachment_44694" align="aligncenter" width="740"]Zucchero Zucchero[/caption]

La prima ricerca ha rilevato che le madri che avevano assunto stevia e aspartame, non avevano riscontrato alcun effetto negativo al contrario dei loro figli: questi hanno dimostrato una tendenza precoce all’obesità e all’accumulo di grasso nel fegato. La loro flora batterica intestinale ea composta da batteri noti per predisporre all’aumento di peso: questo significava una maggiore difficoltà digestiva dei carboidrati con conseguente aumento di peso.

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Passando al secondo studio sul tema, pubblicato su Nature Neuroscience, i ricercatori hanno dimostrato l’esistenza di una relazione tra il cervello e alcune cellule specializzate dell’intestino, i neuropodi, in grado di riconoscere le sostanze dolci in arrivo e reagire di conseguenza.

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Quando queste cellule captano un dolcificante sintetico, producono il neurotrasmettitore Atp, a differenza di quello che accade quando percepiscono la presenza nell’intestino di zucchero naturale come saccarosio, glucosio, lattosio, fruttosio e maltodestrina: in questo ultimo caso rilasciano glutammato. A seconda dunque della sostanza ingerita, le sostanze a loro volta prodotte dalle cellule scatenano processi metabolici diversi, cosa che spiegherebbe il differente senso di sazietà.