Riforma delle pensioni agli sgoccioli, a 64 anni vai in pensione ma con tagli: ecco quanto si perde

Tutto pronto per un nuovo confronto del Governo con i sindacati in merito alla riforma delle pensioni, per il quale sarebbe previsto la possibilità raggiungere questo obiettivo già a 67 anni ma utilizzando il metodo contributivo che permette così di non gravare sulla casse dello Stato. Ma cosa comporta una scelta del genere?

Gli ultimi due anni sono stati davvero molto impegnativi per il Governo italiano che è insieme alle manovre messe in atto per il mantenimento dei contagi della pandemia da COVID-19, ha dovuto mettere in standby numerosi impegni in agenda che pian piano vengono sviluppati già in questo 2022.

Riforma delle pensioni quanto si perde - NonSapeviChe

A far discutere in queste ore troviamo la riforma delle pensioni sulla quale già si è espressa anche il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli, dato che per i lavoratori italiani si prospetta un futuro poco roseo soprattutto per coloro che intendono entrare in pensione prima del previsto.

La riforma delle pensioni: ecco il nuovo scenario

Come abbiamo avuto modo di spiegare precedentemente in queste settimane la squadra governativa e le maggiori firme sindacali sono a confronto l’uno con l’altro per trovare una soluzione ottimale per la riforma delle pensioni, al fine di permettere lavoratori ni entrare in pensione anche qualche anno prima di quanto preventivato.

Un lavoro certosino che però presenta delle note di scostanti e che il segretario confederale della Cgil ha già commentato come inaccettabili, soprattutto in merito al taglio del 30% che viene messa in atto in Opzione Donna. Secondo quanto emerso dai primi dettagli sembrerebbe il contribuente qualora decidesse di entrare in pensione all’età di 64 anni con vent’anni di contributi avrà un taglio del 3% dell’assegno della quota retributiva per ogni anno di anticipo rispetto al raggiungimento dell’età della vecchiaia. Un Soluzione possibile da mettere in atto per abbassare tale percentuale sarebbe quello di mettere in atto un sistema di retribuzione misto, ovvero contributivo e retributivo.

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A commentare le conseguenze che messi in atto dopo la riforma delle pensioni, e stato un economista rientrano che avrebbe rilasciato la seguente dichiarazione: “La differenza tra due indicatori importanti che trasformano la massa di contributi versati in una vita di lavoro (il montante) in pensione: i coefficienti di trasformazione”.

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Qual è il tetto massimo dei tagli?

La fatidica riforma delle pensioni almeno per il momento continua a prevedere un taglio di spesa della 3% che può arrivare al 9% rispetto all’intera pensione, ma per conoscere ulteriori e definitivi dettagli bisognerà attendere ancora un po’ e nel frattempo per avere maggiori chiarimenti chiedere molto serenamente al proprio commercialista oppure agli sportelli Inps.