Badante in casa
Badante in casa

Avere una badante in casa è un grande aiuto in situazioni di momentaneo o permanente bisogno: ma come deve comportarsi secondo la legge?

Una badante è un valido aiuto in famiglia qualora vi fosse la necessità di accudire uno dei suoi membri con bisogni e attenzioni speciali. Impiegate soprattutto nella cura degli anziani, spesso si trasferiscono direttamente nella casa dell’accudito in modo tale da non lasciarlo solo neanche di notte.

Qualora questa “convivenza” dovesse diventare pesante o intollerabile a causa di comportamenti dubbi o pericolosi messi in atto dalla lavoratrice (o dal lavoratore) può intervenire la legge per tutelare l’incolumità del datore di lavoro nonchè dell’assistito.

Ecco cosa dice la legge italiana in merito.

Come deve comportarsi una badante in casa secondo la legge?

Badante in casa

Qualora la badante che convive in casa per assistere un utente bisognoso di cure particolari e di assistenza metta in atto dei comportamenti pericolosi, la legge può intevenire.

Infatti, il Codice Civile al comma 2 dell’articolo 2104 contiene l’imposizione ai lavoratori dipendenti di osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro: questo obbligo riguarda sia la disciplina che l’esecuzione del lavoro.


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Di recente, tale imposizione è stata ribadita dalla sentenza n. 663 del 12 gennaio 2018 emessa dalla Corte Costituzionale: il lavoratore deve essere diligente nel rispettare le disposizioni impartite dal proprio capo e assumersi anche le responsabilità collegate alle specifiche mansioni svolte.

Una badante, dunque, non deve mettere in pericolo in alcun modo la salute, l’integrità fisica e la vita del proprio assistito. 

Come intervenire?

Secondo la legge è possibile comminare delle sanzioni disciplinari al lavoratore che compie delle infrazioni alle direttive fornite dal datore di lavoro, nell’ambito delle proprie mansioni. Tale infrazione, ovviamente, dovrà essere proporzionale all’infrazione commessa.


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Ci si può affidare ad un semplice e pacato rimprovero, una sospensione temporanea dal lavoro fino al licenziamento disciplinare. Ricordiamo, in questa sede, che il lavoro domestico nel momento della cessazione del rapporto non necessita di alcuna motivazione. 

Per questo motivo, rispettando le direttive da contratto collettivo nazionale, si può nei casi più insostenibili procedere anche ad un licenziamento purchè sia sempre rispettato il termine di preavviso previsto. 

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