scuola ritorno settembre

Scuola: come sarà il ritorno sui banchi a settembre? Tutto quello che bisogna sapere.

La scuola è terminata da circa un mese e molte famiglie italiane sono in vacanza. Settembre però si avvicina velocemente e si pensa già al nuovo anno scolastico e a come sarà il ritorno sui banchi di bambini e ragazzi.

La pandemia di Coronavirus, infatti, non è finita e se questa estate molte restrizioni sono state eliminate, grazie al calo dei contagi merito soprattutto della campagna vaccinale, in autunno al chiuso dovranno essere ancora osservate le norme di prevenzione anti-contagio.

Come sarà allora il ritorno a scuola a settembre dei bambini e ragazzi? Ecco cosa rispondono gli esperti.

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Scuola: come sarà il ritorno sui banchi a settembre?

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L’epidemia di Coronavirus in Italia non è terminata e già si segnala una ripresa dei contagi, a causa della variante Delta, molto più contagiosa delle altre varianti del virus. Una sola dose di vaccino non è più sufficiente contro questa variante, così le autorità sanitarie stanno premendo per completare la vaccinazione degli insegnanti e del personale scolastico, già partita dalla fine dell’inverno scorso, e accelerare su quella della fascia di età dai 12 ai 15 anni, iniziata a giugno con l’arrivo del vaccino Pfizer per questa fascia di età.

Vaccinare più persone possibili è indispensabile per riaprire in sicurezza le scuole a settembre. I bambini più piccoli, nell’età dall’asilo alla prima media, tuttavia saranno scoperti. Inoltre, a settembre è probabile che non tutti coloro che potevano vaccinarsi si saranno vaccinati. Non è previsto, infatti l’obbligo vaccinale contro il Covid-19 e in parte del personale della scuola c’è resistenza al vaccino.

Al rientro in classe, dunque, si dovranno ancora osservare le regole su mascherina e distanziamento. Lo ha ribadito il Comitato Tecnico Scientifico, in risposta ad alcune domande del Ministero dell’Istruzione per programmare la riapertura delle scuole.

Dunque, all’apertura delle scuole si applicheranno le stesse misure adottate lo scorso anno. L’auspicio di molti genitori è che non si torni alla didattica a distanza ma che mascherina e distanziamento siano sufficienti.

Nel frattempo, gli esperti del CTS hanno sollecitato l’individuazione delle misure da applicare negli istituti scolastici a seconda della zona di rischio in cui si trovano: gialla, arancione e rossa. Se lo scorso anno in zona arancione e rossa era prevista la didattica a distanza, tranne per le scuole elementari e le prime classi delle medie. In un nuovo scenario epidemico e con la vaccinazione degli adolescenti le misure dovrebbero cambiare.

Il problema dei non vaccinati

Il Comitato Tecnico Scientifico, comunque, ha espresso un cauto ottimismo su una riduzione dei contagi, grazie alla vaccinazione del personale scolastico e degli studenti dai 12 ai 15 anni. Mancano all’appello circa 200mila tra insegnanti e personale ATA che ancora non si sono vaccinati nemmeno con la prima dose. Le autorità pensano a corsie preferenziali (anche se è da febbraio-marzo il personale scolastico si poteva già vaccinare) o a sollecitazioni, contattando i diretti interessati. Il ministro dell’Istruzione Bianchi, invece, ha escluso l’obbligo.

Così come non sembra fattibile l’utilizzo del Green pass, sia perché non c’è obbligo vaccinale sia per questioni di privacy. Inoltre, per i ragazzi non consentirebbe l’adempimento dell’obbligo scolastico e violerebbe il diritto all’istruzione, mentre per gli insegnanti sarebbe in conflitto con l’obbligo dell’incarico pubblico. Poi, il Green pass non è solo per i vaccinati o guariti ma anche per chi si sottopone a tampone con risultato negativo.

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